racconti erotici ricattata Un sogno diventato realtà

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racconti erotici ricattata

racconti erotici ricattata Carmen, la moglie del mio amico Ubaldo me lo ha fatto sempre tirare! Loro già stavano insieme dal liceo, quando li conobbi all’Università di Napoli. Lei era bellissima, alta, slanciata, capelli lunghi corvino, una terza di seno, due gambe perfette e un culetto a mandolino da incanto. Ubaldo mi raccontava che era anche molto brava a fare sesso e ciò mi attizzava ancora di più e per lei più di una volta mi sono segato. Speravo sempre di poterla scopare, ma appena laureati, loro convolarono a nozze e io per lavoro mi trasferii al nord. Per quasi venticinque anni ci siamo sentiti solo con qualche biglietto d’auguri durante le festività e qualche sporadica telefonata fino l’anno scorso, quando per un convegno di lavoro alla Fiera di Verona ci siamo ritrovati.
Ubaldo non lo avevo riconosciuto, tanto era cambiato. Pesava certamente più di un quintale, calvo, occhialuto e con uno stomaco e pancia sproporzionata. Carmen invece la riconobbi subito, anche se segnata dall’età e da due gravidanze, aveva un bel viso luminoso e un corpo molto ben curato; anche se con un pò di pancia, tipica dell’ètà matura, certamente era una donna ancora molto appetibile.
Nei tre giorni di convegno avemmo modo di raccontarci le nostre storie ed io mi sono sentito di nuovo attratto da quel mio desiderio sopito ma mai cancellato. Solo che adesso con l’esperienza dell’età ero diventato più audace e intraprendente e ad ogni favorevole occasione le facevo capire il mio interessamento per lei. La cosa tra l’altro, fu molto apprezzata da Carmen che mi fece intendere come con suo marito le cose non andassero molto bene.
A fine convegno ci salutammo, con la promessa di risentirci presto ed io, con la scusa che avevo delle cose da sbrigare a Napoli, ottenni, con molto entusiasmo da parte di Carmen, l’invito d’essere loro ospite.
Lasciai trascorrere qualche mese, poi dopo alcuni contatti telefonici dissi che subito dopo Pasqua avrei approfittato del loro invito. Al mio arrivo fui accolto benissimo da entrambi e mi misero a disposizione il loro appartamento. L’indomani, mentre Carmen rimaneva a casa, io e Ubaldo racconti erotici uscimmo, lui per lavoro e io per quelle faccende da sbrigare.
Rientrai verso le quindici e dopo una doccia, quasi fredda sia per il caldo sia per il desiderio che mi stava prendendo, fui invitato dalla Carmen a prendere un caffè in cucina. Lei indossava una gonna leggera che lasciava immaginare dei glutei ancora ben torniti e una camicetta di cotone, anche se sorridente però, i suoi occhi erano visibilmente tristi. Preparò il caffè e ci sedemmo in cucina a parlare. Io cercavo di minimizzare quanto stava succedendo tra lei e Ubaldo dicendo Adv
che erano crisi normali in una coppia e che tutto si sarebbe risolto con un poco di fiducia e di pazienza ma le sue recriminazioni erano infinite. Ad un tratto mi guardò e mi disse, “…ma lo sai che da quasi un anno lui non mi ha più sfiorato?” Io restai in silenzio, non sapevo cosa dire, non mi ero preparato per quel tipo d’argomento, così diretto. Restammo a guardarci negli occhi per un poco, mentre io tentavo di trovare qualche parola nel tentativo di sdrammatizzare le risposi sorridendo ”peggio per lui, si perde una gran fica…”. A quel punto fu lei a restare in silenzio per alcuni secondi e poi a bassa voce senza abbassare gli occhi, mi disse: ”ma io non ce la faccio più” A quel punto non sapevo davvero più cosa dire ma cominciavo a fantasticare su cosa avrei potuto fare e senza riflettere mi alzai in piedi e mi avvicinai dicendole: “Questo non è un problema, possiamo trovare una soluzione…”. La presi tra le braccia e prima di capire cosa stava succedendo la baciai. Lei non fece racconti erotici mamma e figlio nessuna resistenza, anzi, spingeva il suo bacino contro il mio e io sentivo il mio cazzo diventare duro. Cominciai a palparle un seno, senza smettere di baciarla, poi con una mano scesi lungo la schiena e cominciai ad accarezzarle il culo che era come lo avevo immaginato, tondo e sodo. Anche lei aveva fatto scivolare una mano e cominciava a palparmi il cazzo ed i coglioni ancora trattenuti nei pantaloni. Poi ad un tratto, si allontano tirandosi su la gonna e sfilandosi le mutandine mi disse: “chiavami, ora subito!”
Si mise seduta sul tavolo della cucina, divaricando le cosce, mentre io rapido come un fulmine mi ero già aperto la patta e avevo tirato fuori il cazzo ormai diventato bello duro. Glielo infilai subito dentro senza nessuna fatica, era bagnatissima, e cominciai a sbattermela così in piedi, mentre con le mani le aprivo le natiche. Lei mugolava e gemeva fortissimo “ah che bello, si dai, dai, quanto tempo senza cazzo, dai dai non smettere, continua”. Mi diceva. Lei si agitava tenendomi le mani sui glutei e spingendomi dentro di lei con forza. “Posso venirti dentro?” le chiesi dopo poco. “…No! Sto in fase di menopausa e non ho più un ciclo regolare…”. Mi disse, “ma”. Così dicendo mi allontanò facendomi tirare fuori il cazzo che luccicava come se lo avessi intinto nell’olio, si girò divaricando le gambe e poggiando il busto sul tavolo “vienimi nel culo…”. Mi disse. Non riuscivo a credere a quanto mi stava succedendo mi sembrava un sogno, Carmen era lì, con le natiche aperte mettendo in mostra la fica e il buco del culo mentre io stavo con il cazzo stretto in mano pronto per incularmela. Gli poggiai il cazzo e spinsi, prima solo la punta, ma entrava così facilmente che glielo infilai quasi tutto. “ah dai sborrami nel culo, fammi sentire lo schizzo, ti prego!”. Non aspettavo altro, venni quasi immediatamente riempiendola tutta con lei che continuava a trattenermi affinché restassi tutto dentro il suo culo. Mi accasciai su di lei restandole dentro e restammo fermi per un poco, mentre sentivo che il mio cazzo lentamente si afflosciava. Poi dopo una veloce sistemata ci ricomponemmo e rimanemmo a guardandoci e a sorriderci senza dire una parola. “Adesso vai, tra poco dovrebbe arrivare Ubaldo non voglio che ti trovi già qui…ti ringrazio di tutto”, poi aggiunse: “penserò alle cose che mi hai detto ma…”. Capii al volo cosa intendeva dire mi alzai e la abbracciai. “sì, conta su di me…”. Le dissi. Poi andai via per rientrare dopo qualche ora. La sera fu un tormento cenare insieme con loro, ero sulle spine e temevo che con i nostri sguardi furtivi e maliziosi potessero far insospettire Ubaldo. Comunque riuscii a cavarmela e poiché avevo risolto tutte le mie faccende, dissi che l’indomani, in mattina, sarei ripartito.
Tra lei e suo marito le cose non vanno ancora benissimo, ma io continuo a dare il mio contributo che, con visite mensili alla Carmen, spero di poter continuare ancora a lungo.

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